Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/402

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TERZO ’ 34l volere di questo principe egli applicossi agli studj sacri. Divino instinctu regalis protinus aula Ob decus et lumen patriae te sumpsit alendum. Omnia Sophiae coepisti culmina sacrae, Rege movente pio Ratchis, penetrare decenter. Poichè Rachis ebbe abbandonato il trono ed abbracciata la vita monastica, ed Astolfo gli succedette nel regno, non sappiam che avvenisse di Paolo, nè abbiamo indicio ch’egli fosse dal nuovo sovrano trattenuto alla sua corte. Quindi potè forse avvenire che tornato al Friuli, ivi fosse ordinato diacono della chiesa di Aquileia, col qual nome il viaggiamo appellato da Leone Ostiense (Chron. casin. l.1, c. 15). Certo egli era diacono fin dall’anno ^63, come è manifesto da un monumento pubblicato dal P. abate della Noce (in not. ad Chron. casin. l. c.). Forse però il nome di Aquileiese, che si suol aggiugnere, parlando di Paolo , al nome di diacono , si riferisce solo alla patria, e non alla chiesa a cui fosse ascritto. Ma poichè Desiderio ultimo re de’ Longobardi fu sollevato al solio, ei volle presso di sè il diacono Paolo, e ammettendolo a un’intima confidenza dichiarollo suo consigliere e cancelliere insieme, come coll’autorità di Erchemperto, dell’Anonimo salernitano e della Cronaca di S. Vincenzo di Volturno pruova il Liruti. L’Oudin e l’ab. le Beuf rigettan tra le favole ciò che si narra da quegli scrittori degli onori che Paolo ebbe da Desiderio. Ma nel monumento da noi poc’anzi accennato , della cui sincerità non v’ha alcun