Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/423

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36a libro ancor di due libri da’ tempi di Giuliano, ove Eutropio avea fatto fine , fino a’ tempi di Giustiniano I. Il ch. monsig. Mansi per mezzo di un codice ms. è giunto ad additare precisamente i passi che da Paolo furono inseriti nella Storia di Eutropio (V. Zacharia Iter litter. p. 19). Se è vero ciò che Leone afferma, che Paolo si accingesse a quest’opera per comando di Adelberga, è probabile che ciò avvenisse nei pochi anni eli’ ei fu a Monte Casino prima di passare in Francia, o poichè vi ebbe fatto ritorno. Nel qual tempo pure è probabile eli’ ei componesse que’ versi di cui, secondo lo stesso Leone (l. cil.), egli ornò i due palazzi che avea Arigiso, uno in Benevento, l’altro in Salerno, Io lascio di annoverare altre poesie di Paolo, come alcuni inni da lui composti, e quello singolarmente in lode di S. Giovanni Battista, che comincia: Ut queant laxis, celebre per aver data l’origine alle note musicali di Guido d’Arezzo; e i versi in lode de’ SS. Benedetto e Mauro e Scolastica, e l’epitafio.) di Venanzio Fortunato, e gli epitafj d’Ildegarde moglie di Carlo Magno, e di altre reali principesse di quella famiglia; e più altri, intorno a’ quali si veggano gli accennati scrittori, e singolarmente il sig. Liruti, il quale ancora ragiona di alcune Vite de’ Santi da lui pubblicate, e di quella fra le altre di S. Gregorio il Grande, che dopo altre edizioni è stata da’ Maurini premessa alla nuova edizione dell’Opere di quel santo pontefice da essi fatta in Parigi l’anno 1705; e di più altre operette del nostro Paolo, delle quali io lascio di favellare sì per amore di brevità, sì per non