Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/457

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396 LIBRO eccitarono in Ravenna e in Roma, la ribellimi di Milano c di altre città di Lombardia 11011 gli permisero di goder della corona con una tranquillità uguale a quella con cui aveala ricevuta. Arrigo II suo figlio che l’anno 1039 gli succedette ne’ regni di Germania e d’Italia, e che l’anno 1046 ebbe in Roma la corona imperiale, non incontrò nè ostacolo nè ribellione in alcuna città d’Italia; e se mostrossi geloso del potere e della magnificenza di Bonifacio marchese di Toscana, e padre della celebre contessa Matilde (3), questi seppe contenersi per modo, che fece conoscere ad Arrigo ch’ei non avrebbe abusato delle sue forze, se non vi fosse costretto. A’ tempi però di questo imperadore ebber principio in Milano le guerre civili fra la nobiltà e la (plebe, da cui quella città fu per molti anni desolata miseramente (V. Hist. Mediol. ad ari. 104 *)A queste dissensioni si aggiunsero non molto dopo le altre non meno funeste nella stessa città cagionate dalla simonia e dalla incontinenza del clero, che poscia si accesero ancora in altre città d’Italia, e furon origine di odj, di rivalità, di uccisioni continue. Io accenno in breve tai cose solo per ricordare P infelicissimo stato in cui era a questi tempi l’Italia; ove però non è maraviglia che a tutt’altro si rivolgesse il pensiero che a scienze e ad arti. (3) La celebre contessa Matilde dovrebbe aver luogo ancora tra le principesse coltivatrici e fomentatrici de’ buoni studj, se pur basta ad accertarcene l’autorità di Benvenuto da Imola, che nel suo Comento su Dante, pubblicato dal Muratori, di lei parlando dice: Fuit etiam literata, et magnani librar uni habuil copi ani (Anliq. Ital. t. 1 , p. ia32).