Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/475

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4*4 LIBRO poi oliti ili gramatil a, si crede tosto di essere un nuovo Virgilio. In Francia vi è qualche erudizione, ma assai poco; ma nella Lombardia, ove ho fatto i miei studj, vi ha la sorgente della stessa sapienza. A me sembra impossibile che questo monaco potesse favellar di tal guisa, e credo certo che Ademaro per rivolgergli contro l’odio e il disprezzo comune gli affibbiasse tai sentimenti; molto più che in tutta questa lettera ei ci si mostra uom fanatico e trasportato, che non tiene moderazione alcuna, e che altro non cerca che d’ingiuriare e di mordere il suo avversario; il qual per altro avea per se la verità e la ragione, come or confessano i più eruditi tra gli stessi Francesi. E quindi, se questo monaco italiano insultava in qualche maniera i suoi avversarj, convien confessare che in questo punto egli avea motivo di credersi più di essi erudito. XIV. Tal fu lo stato in generale dell’italiana letteratura, che noi verremo frappoco più particolarmente svolgendo in ciascuna delle sue classi. Per ciò che riguarda alle biblioteche ed a’ libri, non era ancor giunta per essi stagion felice; e benchè taluno vi fosse, come vedremo trattando dei monaci singolarmente, diligente raccoglitore di quanti poteansene avere, non si vider però aprire pubbliche e ragguardevoli biblioteche che agevolasser gli studj. In quale stato fosse la vaticana, non abbiam monumenti che ce lo mostrino. Solo veggiam la serie de’ bibliotecarj della Chiesa romana continuata per tutto il secolo xi dagli eruditissimi Assemani (praef ad vol. 1 Cat. Bibl. vatic. p. 56, ec.), i quali