Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/477

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le loro biblioteche, quali poteansi avere di questi tempi; e rammentansi espressamente da Arnolfo (tti.st. Mcdiol. I. 3, c 20, Script. rer. ital, t. 4; Giulini Mem. di MiL t. 4, p. 186) quella della metropolitana di Milano, che con irreparabile danno fu dalle fiamme consunta l’anno ioy5 (a).

Capo II.

Studi sacri.

I. Ciò che nell’epoca precedente a grande onor dell’Italia abbiamo osservato, cioè uomini dotti da essa passati a sparger luce e dottrina nelle provincie straniere, ci si offre pure, e forse ancora più gloriosamente, nell’epoca di cui ora trattiamo. Noi avremo a vedere non solamente la Francia, ma ancor l’Inghilterra, giovarsi del sapere di molti Italiani negli studi sacri ugualmente che ne’ profani, e alcuni tra loro introdurre nuovi sistemi, farsi fondatori di scuole, e assicurarsi presso i posteri un nome cui le vicende dei tempi e la mutazione delle idee non hanno ancora potuto nè potran forse mai cancellare. Noi verremo parlando partitamente di ciascheduno di essi, e di molti altri che ne’ sacri studi ottennero di questi tempi gran lode; (a) Il sig. Landi si duole ch’io abbia trattato leggermente e sol di passaggio ciò che appartiene alle biblioteche di questi tempi (/. i, p. 35G), ed ha aggiunto perciò un paragrafo su questo argomento (ivi,p. 32 i,cc.). Ma in esso io non trovo cosa riguardo all’Italia che non sia stata pure da me avvertila udì’epoche a cui apparteneva.