Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/485

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


434 LIBRO al eh. Muratori (Antìq. li,il. l. 3, diss. 44, p. 886). Ciò non ostante anche il Gatti afferma (Jli.t. (ijmnas. Tirin c. i >.) che Lanfranco tenne scuola in Pavia, e aggiunge che vi ebbe fra gli altri a scolaro Anselmo da Baggio, che fu poscia pontefice col nome di Alessandro II. E che questi fosse scolaro di Lanfranco, non può negarsi; ma è ugualmente certo che ciò fu nel monastero di Bec, e non in Pavia. Ecco le parole con cui Alessandro, secondo il soprallodato Milone Crispino, si volse a quelli che si maravigliavano degli onori che da lui vedevano rendersi a Lanfranco allora arcivescovo: Non ideo assurrexi ei, quia archiepiscopus Cantuariae est; sed quia Becci ad scholam ejusfui, et ad pedes ejus cum aliis auditor consedi (in Vita c. 5). Non vi ha dunque alcun argomento bastevole ad affermare che Lanfranco tenesse scuola o in Bologna, o in Pavia; e solo è certo ch’ei si fornì in Italia di quella vasta dottrina che poscia sì felicemente diffuse in Francia e in Inghilterra. Ma intorno alla scuola di leggi da Lanfranco aperta dovremo favellare più distesamente, ove tratteremo della giurisprudenza. V. Passato in Francia Lanfranco aprì primieramente scuola in Avranches nella Normandia; poscia abbandonato il mondo, e consecratosi a Dio nel monastero di Bec nella stessa provincia, ivi ancora prese ad istruire non i monaci solaio ente, ma altri ancora che da ogni parte accorrevano tratti dalla fama di sì illustre maestro (Vita c. 1). La stima ch’egli in questo impiego acquistossi, fu tale che gli antichi scrittori non altrimenti di lui ci ragionano