Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/490

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quarto 429 continuamente per le dissensioni che tra lui e i due re d’Inghilterra, Guglielmo soprannomato il Rosso, ed Arrigo I, si accesero sulla materia si caldamente allora agitata delle ecclesiastiche immunità e delle investiture; finchè riconciliatosi col sovrano l’anno 1106, governollo poscia con maggior tranquillità fino all’anno 1109 in cui santamente morì. Tutto ciò mi basta aver brevemente accennato, perciocchè esse son cose troppo aliene dall’argomento di questa Storia. IX. Ma non vuolsi passar così di leggeri su ciò che appartiene agli studj e al sapere di questo prelato. Ei succedette a Lanfranco nel reggimento della scuola del monastero di Bec; e questa che pel valore di un Italiano era già salita a fama non ordinaria, da un altro Italiano fu renduta ancora più illustre. Egli ancora occupossi, come il suo maestro Lanfranco, nel confrontare e correggere i codici, i quali, come dice Eadmero (in Vita Ans. l. 1), erano allora in ogni parte del mondo troppo guasti e scorretti. A’ giovani che ancor dalle più lontane parti a lui accorrevano per istruirsi, si mostrava sollecito e amorevole padre, e rimirandoli come pieghevole cera che facilmente riceve ogni impressione, cercava con ogni maniera di volgerli al bene, e colle scienze istillava ne’ teneri loro animi la pietà e la religione (ib.). Non fu però il solo monastero di Bec che godesse de’ frutti del sapere di questo grand’uomo. Mentre egli era arcivescovo di Cantorberì, venuto a Roma, intervenne l’anno 1098 al Concilio di Bari, e disputò dottamente e con