Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/653

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593 libro discepolo di Costantino e cappellano dell’impera dri ce Agnese, che in lingua romanza tradusse le opere da Costantino recate in lingua latina (De Viris ill. Casin. c. 24); e Giovanni discepolo egli pure di Costantino, che dopo la morte del suo maestro scrisse un libro di Aforismi (ib. c. 35). Così ancor di Domenico abate del monastero di Pescara, ossia di Casauria, verso la meLà dell’ xi secolo leggiamo (Chron. Casaur. t. 2, pars 2, Script. rer. ital p. 854) ch’era assai erudito nell’arte di medicina, per cui molto piacque ad Arrigo III, allora re di Germania; e di un cotal Bernardo monaco in Ravenna verso l’anno 1028 si legge fatto il medesimo encomio (Mabillon Ann. bened. t. 4, l. 56, n. 49). Inoltre Giovanni ossia Giovannellino nato in Ravenna, poscia monaco in Dijon, e quindi abate di Fescam, e dello’ stesso monastero di Dijon, vien celebrato da uno scrittore suo contemporaneo qual uomo, come in altre scienze, così ancor nella medicina ben istruito (Chron. Monast. Divion. edit. a Mabill.). Di lui parlano più ampiamente gli autori della Storia letteraria di Francia (t. 8, p. 48), i quali confessano che Giovanni fu uno di quei grand’uomini che i paesi stranieri han dato alla Francia, e dopo essi il ch. P. abate Ginanni (Scritt. Ravenn. t. 1, p. 358). Finalmente al principio del XII secolo troviam notizia di Faricio monaco nato in Arezzo, e passato poscia in Inghilterra, ove fu abate del monastero di Aberdon, e di cui pure si dice che piacque a’ sovrani col suo sapere nella medicina (Willelm. Malmesbur. de Gestis Pontif. Angl. l. 2). Io potrei seguire ancora più oltre