Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/672

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QUARTO 61I yi ebbe in Ravenna, di che or ora ragioneremo, essa non fu molto celebre, e non fu conosciuta fuor dell’Italia. Bologna prima d’ogni altra città j ebbe il vanto di aprire pubbliche e famose scuole di giurisprudenza, e di vedere non solo da tutta l’Italia, ma anche da’ più lontani paesi accorI rcr numerose schiere di giovani ad istruirsi; e di essere perciò appellata, come vedesi in un’antica medaglia, Mater Studiorum (De cl. Prof. Bonon. t. 1, pars 1, p. 8). Questo primato appena vi ha tra’ moderni più esatti scrittori chi nol conceda a questa illustre città. Ma a qual tempo precisamente si aprissero ivi pubbliche scuole, non è facile a determinare. XL Io non parlerò qui del famoso Diploma di Teodosio il giovane, dagli antichi scrittori bolognesi celebrato cotanto, con cui essi credeano di provare che la loro università avesse avuto questo principe per fondatore. Poteansi cotali cose affermare e scrivere impunemente, quando bastava che una carta avesse qualche apparenza di antichità, perchè fosse creduta autentica. Ma ora non vi ha tra gli eruditi, di cui tanto abbonda Bologna, chi non conosca e la supposizione di quel Diploma, eia falsità di tale opinione. In fatti il dottissimo P. Sarti, mentovato poc’anzi, appena ne ha fatto un cenno, e in maniera che ben si vede ch’ei non ne fa alcun conto, e ha dato principio alla sua Storia dal secolo xi. Egli pensa (ib. p. 4, ec.) che il primo a tenere scuola di leggi in Bologna fosse Lanfranco arcivescovo di Cantorberì, di cui abbiam favellato nel capo II di questo libro, e ne reca in pruova le parole di Roberto