Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/715

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G54 LIBRO abbastanza celebre per la sua Compilazione del Diritto canonico. Le Raccolte de’ Canoni che finallora si erano pubblicate, erano , come abbiam detto, pure raccolte; e i compilatori o nulla, o assai poco vi avean aggiunto di lor lavoro (a). Graziano vide che un’opera assai (a) Una delle più antiche e delle più insigni Collezioni di Canoni è quella che si conserva in un preeegevolissiino codice di questo archivio capitolare di Modena scritto nel x secolo. Ne hanno parlato a lungo i dottissimi Ballerini nella loro dissertazione delle Antiche Raccolte di Canoni aggiunta all’edizione delle Opere di S. Leone; ma più esattamente ancora ne ha ragionato l’eruditissimo sig. ab. Zaccaria (Bibl. di stor. Letter. t. 2, p. 410, ec.) che l’ha avuta tra le mani. Essa è divisa in dodici parti, e i Ballerini ne han pubblicato 1 indice ìnsiem colla dedica all’arcivescovo Anselmo, cioè al secondo di questo nome arcivescovo di Milano , che, secondo la Cronologia del dottissimo Sassi, tenne quella sede dall’anno 882 fino all’anno 896; ma vi sono alcune giunte fatte posteriormente. L’abate Zaccaria inclina a credere che I"’autore di questa Raccolta fosse quel Regemperto che poi nel principio del x secolo fu vescovo di Vercelli, e ne reca a provarlo per congettura una lettera formata di questo vescovo scritta l’anno 90la quale ei crede che dallo stesso Regemperto vi fosse poi aggiunta. Ciò nondimeno sembra che possa solo provarlo autor delle Giunte, e può essere che la Raccolta fosse stata da altri in addietro compilata. Certo è che in Vercelli conservasi, benchè l’abate Zaccaria sembri dubitare, un antichissimo codice che contiene la medesima Collezione. Ne ragiona monsig. Bascapè vescovo di Novara nella prefazione a’ suoi Commentarj canonici stampati in Novara nel 1615, ove dopo aver ragionato di altre somiglianti Raccolte soggiugne: Sed nos alte rum addiinus volumen, et collectionem ejusmodi sane magnam, quam prelique ignorasse videntur. Ea ex Bibliotheca Ecclesiae Vercellensis accepta est, et in sua habuisse videtur Achilles Stacius.