Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/462

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SECONDO 441 studio. Come però il nome di compagni può certamente aver altro senso che quel di scolari, e come dal P. Sarti non si arreca alcun monumento che ci dimostri che Sicardo fosse professore di canoni, e che tenesse scuola in Bologna, così non parmi che questa università abbia bastevole fondamento ad annoverarlo tra’ suoi. Di lui parleremo più a lungo nel capo seguente. Io sarò pago ancora di accennar soltanto i nomi di Ruffino, di Silvestro, di Giovanni da Faenza, che sono Ira’ più antichi interpreti di Graziano, vissuti alla fine del XII, o al principio del XIII secolo, de’ quali lo stesso P. Sarti non ha potuto raccogliere che scarse e incerte notizie (p. 287,ec.). Ei parla ancora e di Stefano vescovo di Tournay, e di Eraclio patriarca di Gerusalemme (p. 291, ec.), che furono amendue alunni di quella famosa università, e che da noi già sono stati nominati nel precedente tomo; e di Baziano (p. 292, ec.), male da altri confuso con quel Bossiano professor di legge da noi altrove mentovato; del qual Baziano reca l’onorifica iscrizion sepolcrale che se ne vede ancora nella metropolitana di S. Pietro in Bologna, e rammenta le chiose che scrisse sul Decreto di Graziano. Io lascio in disparte questi ed altri ancora men noti per passare ad uno di cui è assai più chiara la fama, cioè ad Ugone pisano vescovo di Ferrara. X. Il Panciroli, di lui parlando (Deci. Leg. Interpr. l. 3, c. 3), il dice Ugo o Uguccione, e , afferma ch’ei tenne scuola in V ercelli sua pa- ’ Iria. Ma egli ha qui confusi in un solo due scrit- • lori di patria, di tempo, di sede diversi, cioè1