Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/50

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PRIMO 2Q (/. 3, c. 45) j ove si chiama Capova felice, per aver dato alla luce un tal uomo. Il Toppi (Bibl. Napol. p. 258) lo dice nato di nobil famiglia. Ma egli soffrirà in pace che noi crediamo anzi a due antichi scrittori che ci assicurano ch’ ei nacque di bassa stirpe, cioè a Francesco Pipino che vivea il principio del XIV secolo, e che racconta ch’egli era di vilissima condizione, infimissimo genere ortus (l. 2 Chron. c. 39, Script. Rer. ital. vol. 9, p. 660), che il padre di lui era uomo affatto sconosciuto, e la madre povera donnicciuola che sostenea sè e il figlio coll accattare il pane; e a Benvenuto da Imola, che ripete quasi le parole stesse di Pipino (Excerpta in Comoed. Dantis ap. Murat. Antiq. Ital. t. 1, p. 1051), se non che cambia l'infimissimo in infimo. Anzi lo stesso Pietro in una sua lettera (Martene, Vet. Script, vol. 2, ep. 38) ringrazia Dio che con averlo condotto alla corte di Federigo gli abbia aperta la via a sollevar la miseria della povera sua madre, e di una sua ugualmente povera sorella. Tutte le circostanze suddette confermansi ancora più chiaramente da un passo del celebre astrologo Guido Bonatti che vivea a quel tempo medesimo. Fuit, dic egli (Astronom, p. 220, ed. Basil. 1550), quidam de regno Apuliae, natione vilis, nomine Petrus de Vinea, qui, cum esset scholaris Bononiae, mendicabat, nec habebat quid comederet. La sua povertà dunque non lo distolse dal coltivare gli studi in Bologna | e il fece con sì felice successo, che condotto a caso innanzi a Federigo, questi ne fu rapito per modo, che gli diè ricetto nella