Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/53

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3a libro \ III. La stima in cui Federigo avea il suo cancelliere, si fece ancora palese negli ardui affari e nelle onorevoli ambasciate che gli commise. Due volte fu da lui mandato al pontefice Gregorio IX per trattar delle cose della Lombardia sconvolta dalle guerre, cioè l’an 1232 insiem con Arrigo da Muro, con Pietro da S. Germano, e con Benedetto da Isernia (Richard de S. Germ. in Chron. ad an. 1232, vol. 7 Script. Rer. ital); e l’an 1237 insieme col gran maestro dell’ Ordine teutonico (Id. ad an. 1 iZ'j). Ma assai più glorioso per Pietro fu l’an 1239. Era Federigo entrato con grande accompagnamento in Padova, ove que' cittadini aveanlo ricevuto con festa e pompa solenne. Nel dì delle Palme radunato tutto il popolo nel prato detto della V alle, Federigo vi comparve assiso su alto trono, e avendo Pietro eloquentemente parlato alla moltitudine accorsa, vi si strinse amichevole alleanza tra il popolo padovano e l’imperadore (Rolandin. de factis in Marchia Tarvis. l. 4, c. 9). Quand’ecco giungere avviso che Federigo era stato da Gregorio IX nel giovedi santo scomunicato pubblicamente. Federigo temendo da ciò sconcerto e sollevazione nel popolo, radunò tosto i cittadini nel palazzo del pubblico, e stando egli seduto sul solio, levossi Pier delle Vigne, dice lo storico (ib. c. 10), giudice imperiale, e uomo fornito di molta quinto in circa. Par dunque che voglia dire il Bonetti o che Pietro avea il valore di dieci mila lire in tanti agostani, o che avea dieci mila libbre d'oro in tanti agostani. La prima spiegazione panni la più vcrisiuiile.