Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/577

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XXI. Altri poeti provenzali. 556 LIBRO tal somiglianza di nome, e il non trovarsi alcun1 altra menzione di questo Gotto , mi rende quasi evidente che Sordello e Gotto mantovano non siano che un sol poeta. Abbiamo veduto che il Platina e prima di lui Benvenuto rammentano un’opera da Sordello composta e intitolata il Tesoro, o il Tesoro de’ Tesori, senza spiegarci che cosa ella fosse. Alessandro Vellutello ne’ suoi Comenti sul passo della Commedia di Dante, da noi poc’anzi recato, sembra darcene più distinta contezza. Finge il poeta d’aver trovata P anima di Sordello mantovano, per aver scritto un libro da lui intitolato il Tesoro de’ Tesori, nel qual trattò de’ famosi gesti di tutti quelli che seppe essere eccellenti nel governo de’ regni, delle repubbliche, de’ magistrati. Io non credo però, che questo scrittore avesse veduta l’opera di Sordello, di cui ragiona, e temo che niuno abbia avuta la sorte di averla sott’occhio. Io certo non trovo scrittore che ce ne parli come di libro da lui veduto; e lo stesso Benvenuto da Imola confessava fin a’ suoi tempi, che ne parlava solo per tradizione. XXI. Io lascio in disparte le solenni pazzie che il Crescimbeni , sull’autorità del codice vaticano, ci narra di Guglielmo della Torre (p. 207), di cui il Quadrio dubita (p. 131) che fosse d’origine italiano, e di cui conservansi tre canzoni nell’antico codice Estense (p. 259); e quelle pur che si narrano di Pietro della Rovere (Crescimb. p. 135), che dal Nostradamus dicesi gentiluomo piemontese, sì perchè le cose ch’ei ne racconta, anzi che alla