Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/609

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588 LIBRO fratello, vissero al tempo medesimo con Onesto, cioè verso la fine del XIII secolo. Un sonetto di Ugolino e un madrigal di Tommaso è stato dato alla luce dal Crescimbeni (t. 3 , p. 51 ma il primo non corrisponde, a dir vero, all’elogio che Dante ha fatto di questo poeta, perciocchè è scritto in un sì rozzo dialetto, ch’io non so se alcuno possa aver la sorte d’intenderlo. Eccone i primi versi: Ocli del Conte ond’eo mender nego Effero in truschana di eo viva Abbia merce del anima gaittiva Digando ke per me vi pluzza il prego. Che dialetto è egli mai questo? Qui certo Ugolino non si è distaccato dal suo volgare plebeo, perciocchè Dante osserva appunto che i Romagnoli in vece di occhio solevano dire oclo, come qui ancora veggiamo usato. Soggiugne Dante (p. 270) che tra i Veneziani parimente egli ha veduto uno partire dal suo materno parlare, e ridursi al parlare cortigiano, e questo fu Brandino padovano, che nell’originale latino chiamasi Ildebrandino. Il Crescimbeni il chiama Bandino (t. 2, par. 2, p. 25), e ne recita un sonetto (t. 3,p. 30) il quale parimente non corrisponde in alcun modo all’elogio che ne fa Dante: e chi sa che non sien forse due diversi poeti Bandino e Brandino ossia Ildebrandino? Ma ciò che dice il Quadrio (t. 2, p. 162), che Brandino da Padova sia lo stesso che Bandino d’Arezzo, di cui si hanno alcune poesie manoscritte, e ch’egli da amendue le città prendesse il suo nome, perchè in una