Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/635

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Gl 4 LIBRO dicit: Et intendenza cu non posso parlare: vult dicere, quod tedium est habere amicam, cui amicus suus loqui non potest. Patecelo dovette fiorire ne’ primi anni del secolo xiii , poichè lo stesso F. Salimbene racconta ch’ei fu schernito da Martino di Ottolino degli Stefani marito di Ghisla degli Adami zia paterna del medesimo Salimbene: Dominus Martinus Ocrolini de Stephanis fuit solatiosus homo, suavis et jucundus, libenter bibens vinum , maximus cantator cum instrumentis musicis, non tarnen joculator. Hic aliquando in Cremona trufavit er decepit Magistrum Girardum Patecelum, qui fecit librum de Tediis, ec. Se dunque F. Salimbene scrisse egli pure un libro a somiglianza di quel di Patecelo, egli pure dee essere annoverato tra’ rozzi poeti di questo secolo. Un altro poeta ancora possono i Parmigiani additare ne’ lor contorni in quel secolo, cioè Pelavicino fratello del celebre Uberto che verso la metà del secolo stesso signoreggiava gran parte della Lombardia: In Episcopatu Placentino , dice F. Salimbene a p. 366, juxta Episcopatum Parmensem habent duo castra, scilicet Castrum Peregrini, in quo Dominus Pellavicinus habitavit qui fuit pulcher homo et solatiosus et cantionum inventor, et reliquit filios plures». De’ poeti modenesi di questa età confesso che non mi è ancor riuscito di trovarne alcuno. Ma se ve n’ebbe in Reggio e in Ferrara e in Parma , potè avervene ancora in Modena; e forse ricercandosi con più diligenza nelle Raccolte di antichi Poeti che in alcune biblioteche conservansi, avverrà ancora di trovarne