Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 1, Classici Italiani, 1823, V.djvu/216

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PRIMO I^t) (. guasti; altri mancanti di più quaderni, e che da un di quei monaci gli fu detto die ne era cagione l’avarizia e l’indolenza de’ suoi confratelli. Ma è probabile che questo racconto sia almeno esagerato di molto. XVII. Niuno aspetterà ch’io parli in questo ^vii^ secolo della biblioteca della chiesa romana. 11 della chie»4 trasporto della sede pontificia in Avignone, ““•"dii!*! come a Roma e a tutta l’Italia, così ad essa ancora recò gravissimo danno. Noi veggiamo, è vero, risorgere a questa età la carica di bibliotecario della Chiesa romana; e se ne può vedere la serie nella prefazione al primo tomo del Catalogo della Biblioteca Vaticana altre volte da noi citato. Ma se se ne tragga Tolommeo da Lucca domenicano, di cui non è ancora ben certo che avesse tal carica (V. Quetifet Echard Script. Ord. Praed. t. 1,p. 541, tutti gli altri furon francesi di nascita, ed ebbero comunemente in Francia la loro stanza. Se le altre chiese particolari serbassero ancora buon numero di codici, non abbiam memorie bastevoli ad affermarlo e a provarlo. Di quella di Milano fa menzione il Petrarca (Senil. l. 7, ep. 4)> dicendo di aver vedute nella biblioteca di quella chiesa alcune opere di S. Agostino e di S. Ambrogio. E i codici che negli archivj e nelle biblioteche di molte chiese ancor si conservano, fanno pruova della continua diligenza da esse usata nel custodirli; la quale se fosse stata più universale, e se i posteri avessero seguito l’esempio de’ lor maggiori, serbando intanto ciò che da essi aveano ricevuto, anzi facendone dono al pubblico coll’edizione di ciò che vi era