Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 1, Classici Italiani, 1823, V.djvu/471

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VI. Andrea da Ciaffo c Francesco di Tigrmo. 434 LIBRO Pelr. t. 1, p. 74) che egli in Avignone teneva scuola di leggi. Ma io non veggo qual pruova egli ne arrechi, e parmi impossibile che il suo impiego di avvocato concistoriale gli permettesse ancora il salir sulla cattedra. I mentovati Consulti sono l’unico monumento del sapere d’Oldrado , che a noi sia pervenuto. VI. Il Panciroli annovera poscia (c*. 53) due professori della università di Pisa, Andrea di Ciaffo, o di Zuffo, e Francesco di Tigrino. Del primo niuna notizia ci dà nell’erudita sua Storia di quella università il dott. Fabrucci, e ne parla solo sull’autorità del Panciroli (ap. Calogerà Racc. d’Opusc. t. 21). Nè altro io posso aggiugnere intorno a lui, se non ch’ei fece i suoi studj in Bologna; perciocchè il ch. dottor Monti mi ha avvertito di averne trovato in una carta indicato il nome, come di scolaro in quella università. Ma del secondo parla il Fabrucci colla consueta sua diligenza (ib. t. 23), e noi accennerem qui in compendio ciò ch’ei ne dice più stesamente, provando ogni cosa con autorevoli monumenti. Francesco figliuol di Tigrino da Pisa circa il 1340 era nella sua patria onorato delle ragguardevoli cariche di giudice e d’anziano, e vi rendette sì illustre non meno per l’integrità de’ costumi che per l’ampiezza del suo sapere. Chiamato perciò a Perugia a insegnarvi la giurisprudenza, ebbe l’onore di avervi a suo scolaro il celebre Baldo, e a suo collega il non men celebre Bartolo. E il primo gli si mostrò grato, come dovea, facendone nelle sue opere onorevol menzione. Ma il secondo viene da alcuni ripreso, che benchè Francesco