Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/131

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SECONDO G3J5 Editus in lucem mundi contagia flevi , Inque statu natus pauperiore fui. Esse miser didici teneris infantulus annis Cuique miser tribuit vix elementa (forse alimenta) pater. Bini mihi fratrum series adjuncta sorori, Et tamen illorum de grege major eram. His pater, ut major. patris post fata relinquor. Quam fierem pubes, sic pater ante fui. Par dunque falso che gli morisse il padre, mentre contava ventun anni di età , come dice il Polentone, perciocchè non direbbe Albertino, clic era divenuto padre prima di giugnere alla pubertà. Io non trovo neppure, ciò eli1 egli afferma, che Albertino innanzi alla morte del padre tenesse scuole, e che poi dopo essa si volgesse al foro. Egli ci dice solo , per quanto a me pare, che per sostentar la famiglia occupavasi in copiar libri ad uso degli scolari j clic poscia cominciò a trattar le cause nel foro e ad adunare maggiori ricchezze. Parvae mihi victum prahebant lucra scholares, Venalisque mea 1 itera lacta manu. Ad bona fortunae veni labentibus annis, Velaque sunt magno tunc mea tenta mari. Transtulit ad causas juvenem sors prima forenses, Et me verbosi mersit in ora fori. perciocché egli narra che il Cavnllerio udì sua moglie, la qual confessandosi al sacerdote, gli disse clic Albertino , creduto lìglio di suo marito , era veramente figlio di Viviano da Musso, e pare clic perciò appunto dal vero suo padre prendesse il.cognome di Mussato. Albertino ebbe in sua moglie Mobilia figlia naturale di Guglielmo Dente ila Lemice o Lcrinizzme signor potente in Padova , e ne ebbe un figlio che fu detto Vitaliano.