Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/178

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682 L1BHQ avendo dato saggio del suo sapere nell1 astronomia, nella filosofia, nelle matematiche e in ogni sorta di letteratura e di scienza, ottenne il favore dell’iniperador Andronico il giovane, e di Giovanni Cantacuzeno, che allora erane il favorito. Questi, raccoltoselo in casa, gli diè l’incarico d’insegnare la teologia, e la Dottrina creduta di S. Dionigi, e insieme le belle lettere; e l’anno 1331 ebbe anche l’onore di esser fatto abate del monastero non di S. Salvadore, come con alcuni altri dice l’ab. de Sade, ma di Santo Spirito, come pruovasi dagli autentici monumenti citati dal co. Mazzucchelli. Barlaamo, gonfio di tanti onori, credeva ormai di non aver l’uguale in dottrina; e ardì di sfidare a contesa P «ice foro Gregora, uno de’ più dotti Greci che allor vivessero. Ma il cimento riuscì poco onorevole a Barlaamo, che, vergognatosene, si ritirò a Salonicchi. Fra non molto però gli si offerse occasione di tornare con decoro a Costantinopoli. Perciocchè, venuti colà due legati di Giovanni XXII per trattare della riunione della Chiesa greca colla latina, e non volendo i Greci venir con loro a disputa, Barlaamo, che col lungo soggiorno tra gli Scismatici ne avea contratti gli errori, entrò a difenderli, e li sostenne con alcuni libri allor pubblicati. Ma poco appresso ei concitò contro se medesimo altri nemici. Verso il 1336 mosse guerra a’ monaci del Monte Ato sulla famosa quistione del lume Taborico, quistione troppo nota a’ teologi, e troppo indifferente pe’ non teologi perchè io qui ne ragioni. La contesa tra lui c