Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/223

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TERZO 737 Polenta coltivatore insieme e splendido protettore de’ buoni studj, come dice il Boccaccio. Fra le prose di Dante, pubblicate dal Doni, havvi una lunga lettera da lui scritta al suddetto Guido da cui egli era stato inviato l’an 1313 a Venezia ambasciadore al nuovo doge, nella qual lettera di Venezia e de’ Veneziani ei parla con insofferibil disprezzo. Ma che una tal lettera e in conseguenza anche una tale ambasciata che ad essa sola si appoggia, sia una impostura del Doni, era già stato avvertito del canonico Biscioni nel ristampare ch’ei fece le medesime prose, e si è lungamente provato dal doge Foscarini (Letterat. venez. p. 319, ec.), e più fortemente ancora dal P. degli Agostini (Scritt. venez. t. 1 , pref. p. 17, ec.)3 il quale inoltre confuta a lungo le accuse che P autor della lettera dà a’ Veneziani. Più verisimile è un’altra ambasciata di Dante a’ medesimi, che si narra da Giannozzo Manetti nella Vita ch’egli ne inciso v:si°nitoquc. Il Bembo ristorollo poscia , c vi aggiunse la stallia del poeta e altri ornamenti di marino; intorno a che leggasi la dissertazione, da me indicata, del eli. sig. conte Ippolito Gamba Gkisclli, a cui io debbo le osservaziotu da me qui esposte. a Un a>s;ii più magnifico sepolcro ha poscia a sue spese innalzato a D.inte, nel 1780, il sig. Cardinal Luigi Valenti Gotuaga, mentre era legato di Kuvenna; e se ne può vedere la descrizione con uguale munificenza stampata in Firenze. Quanto alle diverse epocbu stabilite dal sopralodato monsignor Dionigi intorno all’andata di Dante a Verona e ad altri luoghi , io mi rimetto a ciò che ne ha detto quell’erudito scrittore nel secondo e quarto de1 suoi Aneddoti; perchè troppo a lungo mi condurrebbe il chiamalo ogni cosa ad csauie ”,