Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/234

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’JÓO LIBRO vennero in tal lavoro impiegati (*). L’ab.de Sade però si crede ben fondato a pensare (Meni, pour la vie de Petr. t. 3, p. 515) che il Petrarca non iscrivesse comento alcuno su Dante. Il fondamento, a cui egli si appoggia, è una lettera del Petrarca al Boccaccio, che trovasi nell’edizione delle Lettere di questo poeta , fatta in Ginevra l’an 1610, in cui egli si duole di esser creduto invidioso della fama di Dante (**). (*) A7 comcntatori di Dante, qui mentovati, debbono! aggiugnere un certo F. Riccardo carmelitano, e un Andrea partenopeo ossia di Ma poli. i Conienti de’ (piali afferma di aver letti Mat tino Paolo Nibhia novarese, nella prefazione alla bella edizione di Dante fatta iu Milano nel 1478. (4*) Io ho qui esaminata lungamente la lettera in cui, secondo l’abate de Sade, il Petrarca ragiona di Dante, e nell7 atto medesimo in cui protesta di non avere pel nome di lui quella invidia che volgarmente eragli attribuita, parla in maniera che sembra confermare quell’opinione. E ho recate alcune ragioni che mi faceano dubitare o ch’ella non fosse del Petrarca, o che questi non parli ivi di Dante. Ho poscia avuta l’edizione delle Lettere del Petrarca fatta nel 1601 , in cui essa si legge, e che io dolevaini allora di non avere ancora veduta. E veramente non parmi che si possa negare ch’ella sia del Petrarca. Confesso ancora che la difficoltà da me mossa intorno a ciò che ivi si dice, cioè che il padre del Petrarca e quel poeta di cui ragiona , furono da Firenze esiliati nel dì medesimo, il che pare non potersi intender di Dante, che secondo gli autori citati dall’abate de Sade fu esiliato alcuni mesi prima del padre del Petrarca, confesso, dico, che questa difficoltà non sembrami più aver molta forza, perchè Dino Compagni scrittore di quei tempi pone sotto il giorno medesimo l’esilio di amendue (Script. lier. il al. voi. 10, p. 501). Ma ciò non ostante