Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/233

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TERZO 737 Fietro (a) e Jacopo figliuoli di Dante , delle cui fatiche sopra il poema del padre , che ancor si giacciono inedite, parlano il sig. Pelli (§ 4) e l’ab. Mehus (Vita Ambr. camald. p. 180), il qual secondo scrittore accenna ancora (Ib. et p. i ’ò-j) i Conienti di Accorso dei Bonfantini francescano, di Micchino da Mezzano canonico di Ravenna, di un anonimo che scrivea nel 1334 e di più altri spositori di Dante in questo secol medesimo. Giovanni Visconti arcivescovo e signor di Milano circa l’anno 1350 radunò sei de’ più dotti uomini che fosser in Italia, due teologi, due filosofi e due di patria fiorentini, e commise loro che un ampio comento scrivessero sulla Commedia di Dante , di cui al presente conservasi copia nella biblioteca Laurenziana in Firenze (Mehus , l. cit). Chi fossero questi commentatori, non è ben certo; ma il Mehus paragonando il comento che Jacopo della Lana in questo medesimo secolo scrisse su Dante, e che vedesi anche’ alle stampe, e le Chiose sullo stesso poeta attribuite al Petrarca, che nella citata biblioteca si trovano , ne congettura che amendue fosser tra quelli che (/*1 Che Pietro figliuol di Dante interpretasse la Commedia del padre, non ce ne lascia dubitare l’iscrizione che al sepolcro di psno si vede in Trevigi. Ma clic il comento che sotto il nome di Pietro trovasi ins. in alcune biblioteche, sia veramente opera del figlio di Dante, parecchi non dispregevoli argomenti ce ne ian dubitare, come ha provato il eh. monsignor Giovanni Jacopo D10msi canonico di V erona, nel secoudo de’ suoi Antddoti nella stessa città pubblicati.