Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/240

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744 LIBRO XI. Era sì grande il concetto in cui aveasi Dante, che si credè opportuno l’aprire in Firenze una cattedra in cui questo autore si spiegasse a comun vantaggio pubblicamente. Ne fu fatto decreto a’ 9 di agosto del 1373, e il Boccaccio essendo stato a ciò destinato coll* annuo stipendio di 100 fiorini (Manni, Stor. del Decam. par. 1 , c. 29), egli a’ 3 d’ottobre dell’anno medesimo, nella chiesa di S. Stefano presso il Ponte vecchio, cominciò a tenere le sue lezioni; all’occasion delle quali egli scrisse il suo Comento su Dante, che è poi stato stampato, e di cui parla, oltre il co. Mazzucchelli, anche l’ab. Mehus (l. cit p. 181). Il decreto era stato fatto sol per un anno; ma l’applauso che cotai lezioni ottenevano, fece che dopo la morte del Boccaccio, avvenuta l’anno 1375 , alcuni altri fossero nominati a tal cattedra; e il canonico Salvino Salvini, che eruditamente ha raccolto ciò che a questo argomento appartiene (Fasti consol. dell Accad. fiorenL pref. p. 12, ec.), nomina Antonio Piovano che leggeva Dante nel 1381 , e Filippo Villani già da noi nominato fra gli storici di questo secolo, che fu a ciò destinato nel 1401. Bologna imitò presto l’esempio di Firenze; e Benvenuto de’ Rambaldi da Imola, da noi nominato più volte, vi fu chiamato a legger Dante , e dieci anni vi si trattenne, come poc’anzi si è detto, alla qual lettura noi dobbiamo l’ampio Comento che su quest’autore egli scrisse, di cui il Muratori ha dati alla luce que’ tratti (Antiq. Ital. t. 1) che giovano ad illustrare la storia. Da un di essi sembra raccogliersi che ei lo scrivesse nel 1 33q 5