Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/454

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958 LIBRO che non convenisse; ma desidero che l’incertezza e l’oscurità in cui ho mostrato che siamo su questo punto, ecciti alcuno a rischiararla con più felice successo che a me non è riuscito (*). (*) L’eruditissimo sig. D. Jacopo Morelli t custode della biblioteca di S. Marco, mi ha avvertito che nella libreria di S. Antonio in Padova conservasi una copia ws. dell* opera sull’o ieine della famiglia Carrarese t scritta da Giovanni da Ravenna. Precede ad essa una lettera di Giovanni, Egregio Militi Bidulpho (de Carraria senioris Francisci nato, in cui afferma che il detto Francesco, allor già morto, grandemente lo amava, cui, die egli, ohm de sua e genti* ortu opusculum praesens edidi tum sublimibus atque doctissimts viris Joa.itic de Dondis et Paganino (Sala), se quoque annuente, probantibus. Quindi, dopo avere aggiunto ch’ei gli offre fjnell operetta in contrassegno della sua stima Aro/;que, prosieguo, octo prope lustris atrii verna Carrigerum nuspiam in occasione avaritiae aut in sermone adulationis , ut Apostoli dicto me jactem , fui.... Ego juvenis et pauper aulam adii: quid dico adii? immo altro vocatus fui! Queste parole , 11 Ile quali Giovanni afferma di aver quasi per quarant’anni servito a’ Carraresi , mi fanno omai credere con certezza che il cancelliere di Francesco da Carrara sia diverso dal professore di Padova, di Firenze e di altre città; che del professore possa esser vero ciò che Biondo da Forlì afferma , che ni un’opera scrisse , e che solo formò molti valorosi discepoli; e che le opere che van sotto nome di Giovanni da Ravenna, debbansi attribuire al cancelliere , tra le quali, di quella che ha per titolo Narratio violatae pudicitiae, ha copia il soprallodato signor D. Jacopo. Questi mi ha ancora comunicato un monumento curioso intorno a Giovanni da Ravenna il professore, che conservasi negli Atti pubblici di Belluno, a lui trasmesso dal ch. sig. canonico Lucio Doglioni. Ivi, all’anno si legge 2 Mag. Joannes de Ravenna l; centi am habuìt ’a Communi, eo quod esset nini inni vaiali^ et iti multa majo ti bus qnam Professor