Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/84

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588 LIBRO credendosi destinato a rinnovare i tempi della romana repubblica, trasse molti e finalmente se stesso a irreparabil.rovina. Non così il Petrarca che volgendogli a fine troppo migliore, se ne valse a illustrare in parte l’antica storia. Io non parlo qui delle sue Lettere, in moltissime delle quali ei ben fa vedere quanto in essa fosse versato. Parlo solo delle opere che intorno ad esse egli scrisse. E due esse sono singolarmente. La prima divisa in quattro libri e intitolata He rum Memorandanun, in cui, a somiglianza di quella di Valerio Massimo, vien narrando più fatti tratti dalle antiche e dalle moderne storie, divisi in più capi, secondo le diverse virtù , o i diversi vizii a cui appartengono. L’altra sono le Vite degli antichi Uomini illustri, quasi tutti romani. Noi ne abbiamo, tra le opere latine del Petrarca, un compendio da lui cominciato per comando di Francesco da Carrara, e poscia, poichè il Petrarca fu morto, continuato per ordine del medesimo Carrarese da Lombardo da Serico padovano grande amico del Petrarca. E abbiamo inoltre le medes ir«c Vite assai più ampiamente scritte in lingua italiana , e sotto nome del Petrarca stampate l’anno 1476 nella Villa Polliana presso Verona. Intorno a queste due diverse opere io comunicai già alcune mie riflessioni al ch. sig. abate Angelo Teodoro Villa, ora professore degnifl simo di eloquenza nell’università di Pavia , che volle cortesemente inserirle nell’erudite sue giunte alla Biblioteca de’ Volgarizzatori dell’Argelati (t 5, p. 761 , ec.). In esse io mi feci a mostrare che di quest’opera italiana ancora era