Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/89

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SECONDO 593 cui per errore da alcuni si è attribuita (Mehus Vita Ambr. camald. p. 211); e che anche separatamente è stata data alla luce. Di lui dovrem trattare di nuovo, ove ragioneremo degli antichi commentatori di Dante. Di due altre Cronache non possiamo giudicare precisamente qual fosse il pregio , perciocchè una non trovasi che manoscritta, F altra sembra smarrita. Della prima fu autore Jacopo d’Acqui domenicano, e una copia se ne ha nell’Ambrosiana di Milano (Murat A riti a. Ital t. 3, p. 917), che io credo essere solo la prima parte di essa*, perciocchè termina a’ primi anni di Bonifacio VIII. Ma nella regia biblioteca di Torino conservasi la seconda parte del medesimo autore, da cui raccogliesi ch’ei la condusse fino al 1328 (Cat. Bibl, taurin. t. 2, p. 150, cod 589). Il Muratori però, che aveala letta, ne parla come di opera favolosa e indegna d’uscire alla luce(rt). Monsignor Mansi crede (BibL med. et inf. Latin. t 4 j p* 4) che questo Jacopo d’Acqui sia lo stesso che quel Jacopo d’Aquino a cui si attribuisce un trattato contro Guglielmo de Santamore. Ma sembra difficile che uno che ancor viveanel i328, potesse aver parte in quelle contese che ardeano circa il 1 2.5o. Dell’altra Cronaca non abbiamo altra notizia, se non quella che ne ha lasciata Guglielmo da Pastrengo di cui or ora ragioneremo. Ne fu autore un cotale Bencio natio di Alessandria} ed ecco ’il (n) 11 sig. dottor fingati, che rammenteremo qui appresso, mi ha avvertilo che la Cronaca di Jacopo d’Acqui, che è nell’Ambrosiana, è la stessa che quella che è nella biblioteca di Torino.