Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/101

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PRIMO 85 astruse (quistioni della naturale filosofia; il fio* menta re i più chiari ingegni de’ poeti e degli oratori de’ tuoi tempi, e il premiarli con ricchezze e con onori; il rinnovare i sacri templi e il formare con grandissime spese nuove Biblioteche , dando a me e a più altri la facoltà di comperar libri a giovamento non sol de’ presenti, ma de’ posteri ancora. Del che io non so (qual miglior cosa e più degna possa idearsi in un principe. Così egli siegue ancora per lungo tratto a lodar questo principe, di cui rammenta e le poesie italiane composte, e le magnifiche fabbriche fatte innalzare , ed altri cotali argomenti di lode, i quali però, secondo il comun consenso degli storici di que’ tempi, erano nel Malatesta congiunti a non picciole macchie. In somma non possiam fare un passo nella storia di que’ tempi, senza incontrarci in qualche principe che colla sua munificenza si rendesse benemerito della letteratura.

XXIV. Questo uni versai consenso de’ principi in favorire le lettere fu imitato ancora da più cittadini privati, i quali sollevati alf onore della magistratura, si valsero dell1 autorità loro per avvivar sempre più quel fervore con cui tutta F Italia era allora rivolta a coltivare gli studj. Fra molti esempi che potrei qui arrecarne, mi basti un solo, cioè quello di Francesco Barbaro nobile veneto, uno dei più celebri uomini di questa età , o si riguardino gl' impieghi da lui sostenuti, o il sapere di cui fu adorno, o F impegno con cui fomentò gli studi d' ogni maniera. Io non mi tratterrò a tesserne la vita. 11 Cardinal Querini. nella Diatriba premessa alle