Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/201

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PRIMO 185 alcuno. Questa sì ardente premura faceva che il prezzo dei libri rendevasi sempre maggiore; ma qualunque ne fosse il prezzo, si volevano avere. Basti il dire che per un codice delle Epistole famigliari di Cicerone un certo Melchiorre libraio in Milano chiese dieci ducati, come scrive il Filelfo a Pietro Perleone (l. 10, ep. 25), che bramava di averlo; e che Antonio Panormita per avere dal Poggio un codice della Storia di Livio, dovette dargli centoventi scudi d' oro , e fu costretto perciò a vendere un suo podere, come narra egli stesso in una sua lettera al re di Napoli Alfonso (l. 5, ep. 118). Un codice parimente della Storia di Livio, mandato da Cosimo de’ Medici ad Alfonso re di Napoli, bastò a calmarne l’animo contro lui irritato; e benchè i medici del re gli destassero sospetto che entro quel libro non avesse Cosimo nascosto il veleno, ei di essi saggiamente ridendosi, prese tosto a leggerlo con sommo piacere (Crinitus De honesta discipl. l 18, c. 9).

VII. Troppo mi allungherei, se volessi svolgere minutamente ogni cosa che a questo argomento appartiene. Ma non debbo tacere di uno, la cui diligenza nel ricercare dei codici fu tanto più ammirabile, quanto egli era più povero di sostanze. Parlo del sopraccennato Tommaso da Sarzana, che al solo suo merito dovette la sua esaltazione al supremo grado ih autorità nella Chiesa. Già abbiam) veduto , parlando di lui tra’ pontefici benemeriti delle scienze, quanto attento egli fosse nell’esaminare i libri che venivangli alle mani. Ma merita di essere qui