Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/225

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PRIMO 209 nella stessa città, i quali da noi si dovran rammentare nel decorso di questa Storia, e dei quali non è a dubitare che non avessero una pregevol copia di libri, e si vedrà con quanta ragione Gioviano Pontano ci lasciasse nelle sue Storie un magnifico elogio de’ Fiorentini, benchè in esso non faccia di ciò espressa menzione , dicendo: Quorum tamen propria laus est ac peculiare meritum, quod Latinas Literas pene ab interitu vindicaverint, dum et ipsi Latinis et Graecis Literis dant operam, et illarum studiosos ad se arccss ilos salariis, p ranni is, honoribus prosequuntur (De Bello neapolit. l. 1).

XVII. Colla magnificenza de’ Medici nel raccogliere libri, gareggiò quella dei romani pontefici, e singolarmente di Niccolò V. Quando Clemente V trasportò in Francia la sede apostolica , colà fece ancora recare la biblioteca pontificia, e ivi stette fino all1 anno 1417 ,1(d qual anno Martino V da Avignone riportar fecela a Roma. Alcuni codici però eran ivi rimasti, che poi nel secolo seguente per ordine di S. Pio V furono uniti agli altri nella Vaticana. Così affermano i due eruditissimi Assemani (pref. ad vol. 1 Catal. Codd. mss. Bibl. vatic. p. 21), i quali, benchè non accennino pi uova di ciò che asseriscono, possiam credere nondimeno che non abbian così scritto senza valevole fondamento. Ai tempi però di Eugenio IV era la pontificia biblioteca assai scarsa di libri. Ambrogio camaldolese, che l’anno 1432 viaggiò a Roma, così nel suo Odeporico, come nelle sue Lettere (l 8, ep. 42, ec.) parla delle Tiraboschi, Voi. VII. 14