Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/234

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218 Liono studio suo, partim pro Monasterio Cartuxie sue nove, et partim pro generoso et lepidissimo studiorum humanitatis cultore Tito Siro zza. Dagli Atti medesimi raccogliesi ancora che lo stesso duca Borso teneva corrispondenze straniere per accrescer la sua biblioteca, e singolarmente con quel Vespasiano fiorentino da noi nominato più volte , e di cui servivansi anche i.Medici nel raccogliere libri j al quale veggiamo che Borso a’ 25 di novembre del 1469 ordinò che fosser contati 40 ducati d’oro per due codici da lui ricevuti, uno di Giovanni Ebreo. l’altro di Quinto Curuio. Nè solo in raccogliere libri, ma anche nell’adornarli con regal lusso non era egli inferiore ad alcuno, come si ha dagli Atti medesimi, ne’ quali, fra le altre cose, a’ 7 di settembre del 1464, comanda di pagare nobili Viro Gerardo de Gisilieriis de Bor.onia Ducatos octo auri pro sua mercede. illuminandi quemdam librum in vulgari sermone appositum, vocatum Lanzallotum. Molti codici, che ancor si conservano in questa ducal biblioteca, fanno fede della singolare magnificenza di quei sovrani in questo genere. Io ne accennerò solo la Sacra Bibbia scritta in pergamena in due gran volumi, de’ quali non vi ha pagina alcuna che non sia messa a vaghissime miniature tutte F una dall’altra diverse , e fregiate con gran copia d’oro, e con disegno più vago assai del comune a que’ tempi. E dagli Atti medesimi si ritrae che i miniatori furono Franco de’ Russi mantovano e Taddeo Crivelli, c che essa costò al duca Borso, ri ducendo la moneta d' allora a quella de’ nostri tempi, 1375 zecchini.