Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/247

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PRIMO 231 alla luce dagli uomini eruditi di quella età. Ma non sappiamo s’ei conducesse ad effetto questo suo disegno. Della biblioteca della cattedral di Vercelli parla con molta lode, e la dice fornita di molti antichi e preziosi libri, Ciriaco d’Ancona, che ne’ suoi viaggi la vide (Fragm. ed- Pisaur. p. 42). In Ferrara ancora un’assai copiosa biblioteca fu in questo secol raccolta nel convento de’ Carmelitani di S. Paolo; e se ne conserva nell’archivio di quel convento un’autentica testimonianza, della cui notizia io son debitore alla gentilezza e all’erudizione del signor co. Gneo Ottavio Boari. Esso è un libro intitolato: Li ber Monumentorum Ecclesiae et Claustri S. Pauli Civitatis Ferrariae 1459, e a pag. 10 così vi si legge: F. Baptista Panetius de Ferraria S. Th. Mag. omnium liberalium artium cultor egregius.... qui Bibliothecam libris septingentis et ultra speciosissimo ornatu decoravit, ec. Essa fu poi di molto accresciuta e abbellita nel secol seguente, come a suo luogo vedremo. E io potrei similmente venir noverando molti altri eruditi Italiani che in questo secolo con non picciole spese raccolsero una pregevol copia di libri. Ma ciò che finora ne ho detto, basta, se mal non mi avviso, a provare quanto l’Europa tutta e quanto tutte le scienze sien debitrici all’Italia, in cui prima che altrove si risvegliò questa lodevolissima gara nel richiamare a luce le opere degli antichi scrittori, e nell’unirle insieme e disporle in luogo opportuno, sicchè con facilità e con sicurezza maggiore si tramandassero a’ posteri.