Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/272

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256 LIBRO occasion di errare al Manni che il fa andare a Pavia per trovarvi Alberto Pio (l. cit. p. 11). mentre Aldo racconta che colà si eran recati Giovanni Pico e Manuello Adramitteno. È assai probabile, come avverte 1 esattissimo Zeno, che trovandosi insieme in Carpi questi tre uomini dotti , il Pico, il Pio e Aldo formassero il disegno di dare alla luce corrette ed eleganti edizioni degli autori greci e latini, colle quali sempre più si agevolasse lo studio delle due lingue; e che Aldo ne prendesse l’incarico, e si trasferisse perciò a Venezia. Anzi io crederei di non andar lungi dal vero, congetturando che i suddetti due principi promovessero col lor denaro la esecuzion del progetto; poichè non mi sembra che Aldo fosse uomo sì facoltoso a poterselo per sè solo addossare. In fatti, dedicando egli ad Alberto Pio gli otto libri intitolati De physico auditu, con altre opere di Aristotele, dichiara quanto gli sia tenuto, non solo perchè di continuo sovvenivalo con denaro, ma perchè ancora gli avea promesso terreni felicissimi, e inoltre una delle sue terre, in cui avesse con lui comune la signoria. Il che però non troviamo che si eseguisse da Alberto (a). (n) Aldo ebbe la sorte di trovare splendidi protettori che gli prestarono aiuto nella esecuzione delle sue idee. Nella Biblioteca Modenese, parlando di Alberto Pio signor di Carpi, abbiam veduto quanto egli operasse in favor di Aldo, e quanto questo perciò se gli dichiarasse tenuto. Ei loda ancora, per la stessa ragione , alcuni patrizj veneti, e singolarmente Daniele Ranieri, a cui dedicando nel 1501 la sua edizion di Tucidide, ue