Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/331

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pniMO 315 trattenermi in discussioni e ricerche clic assicurino sì grande onore all’Italia. A confronto di questi perdon molto di pregio gli altri viaggi, che pur potrebbon essere rammentati con lode, se troppo più luminosi oggetti non ci occupassero. Noi dunque lasceremo in disparte non solo i viaggi di Ciriaco anconitano e degli altri raccoglitori d’antichità, de’ quali si è già parlato, e que’ di Ambrogio camaldolese, più pregevoli per le letterarie notizie da lui raccolte, che pe’ paesi trascorsi, e che da lui ci sono stati descritti nel suo Hodaeporicon; ma quegli ancora che sembrerebbono meritevoli di più speciale menzione, quai sono i viaggi nell’Indie di Niccolò Conti, a’ tempi di Eugenio IV , inseriti dal Poggio ne’ suoi libri De varietate fortunae, e quelli in Persia e in altre provincie dell’Oriente di Marco Cornaro nel 1419 di Caterino Zeno nell’anno , e poco appresso di Giosafat Barbaro e di Ambrogio Contarini tutti nobili veneziani, i due ultimi de’ quali ci lasciarono la descrizione de’ loro viaggi , che si ha alle stampe nelle Raccolte del Ramusio e del Manuzio. Di essi parla eruditamente il ch. Marco Foscarini (Letterat. venez. p. 407, 4 ^5, ec.), e del Barbaro ci dà ancora più ampie notizie il conte Mazzucchelli (Scritt ital. t. 2 , par. 1, p. 270). A questo scrittor medesimo io rimetto chi brami sapere di Cristoforo dei Buondelmonti prete fiorentino (ib. par. 4, p. 23^4)? che avendo, verso il 1420, viaggiato in varie provincie, stese una descrizione dell’Isole dell’Arcipelago