Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 2, Classici italiani, 1824, VIII.djvu/209

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SECONDO 851 falsamente, di pubblicare le stesse correzioni Poliziano. Or benchè venga comunemente il Bolognini tacciato di aver commessi più falli singolarmente per l’ignoranza del greco, e per non aver ben inteso in più luoghi le cifre e le abbreviature del Poliziano, nondimeno non gli si nega la lode di aver in ciò impiegata fatica e studio non ordinario. XLI. E qui, poichè si è fatta menzione di tal correzione , parmi luogo opportuno a dire di quella che con esito più felice ne fece a questi tempi medesimi Angiolo Poliziano. Ei non è annoverato tra gli scrittori legali, e noi ci serbiamo a ragionare distesamente di lui ove tratteremo de’ professori di belle lettere. Ma ei fu uomo di universale erudizione, e alla giurisprudenza ancora si volse, e le recò grandissimo lume. Di ciò ha trattato il ch. sig. canonico Angiolo Maria Bandini nel suo Ragionamento sopra le Collazioni delle Pandette fiorentine fatte dal Poliziano, stampato in Firenze nel 1762 , ove assai eruditamente ha mostrato quanto questo grand’uomo sia stato benemerito della giurisprudenza. Io ristringerò dunque in poco ciò ch’egli ci ha detto di più importante su questo argomento , e lascerò che ognun ne vegga presso di lui i documenti e le prove. Fu egli il primo a trovare e a mettere in luce le greche Istituzioni di Teofilo, che furon poi pubblicate da Virgilio Zuichemo. Ma più che ad esse ei rivolse il suo studio al famoso codice della Pandette, conservato per lungo tempo in Pisa, poi nel 1406 trasportato in Firenze, di cui abbiamo altrove parlato (t. 3,