Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 2, Classici italiani, 1824, VIII.djvu/329

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TERZO 1 Cementò inoltre Quintiliano e Virgilio, i quali comenti parimente sono usciti alla luce. Di queste opere, e di alcune altre che son rimaste inedite, o che son del tutto perite, e delle diverse edizioni di quelle che sono stampate, si veggano le osservazioni dell1 eruditissimo Apostolo Zeno, il quale ne ragiona minutamente, e non lascia cosa alcuna a desiderare su questo argomento (*).

XII. A questi illustratori delle antichità romane deesi congiungere un altro che osò ancora di penetrare più addentro nella folta caligine de’ regni e de’ popoli antichi, e si lusingò di aver fatte le più gloriose scoperte. Parlo del celebre Annio da Viterbo, ossia, come egli veramente chiamavasi, Giovanni Nanni, il quale per vezzo d’antichità, ad asempio di molti altri , cambiò il suo cognome in quello di Annio. Non v’ ha forse autore che più spesso e con maggior venerazione si vegga citato singolarmente dagli storici de’ due secoli precedenti, e non v’ ha insieme autore che dalla moderna critica sia più disprezzato e deriso) nè manca ancora chi lo ha in conto di solenne (’) Tra gli illustratori «Ielle romane antichità deesi nominare «ancora Andrea Santacroce patrizio romano e avvocato concistoriale morto nel 147 *, di cui oltre uu Dialogo che contiene gli Atti del Concilio di Firenze, e che si ha alle stampe (Concìl. Colteci, ed. Colei, voi. 18, p. 918) conservasi nella libreria de1 Minori Osservanti dilla Vigna in Venezia un’opera ms. intitolata De noiit publìco nucforitnte approoaiis, in cui Tacendo molto uso delle iscrizioni, tratta delle abbreviature che 111 esse e nelle medaglie si leggono. E di questo codice aucora io debbo la notiz a al eh. sig. dou Jacopo Morelli. \