Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 2, Classici italiani, 1824, VIII.djvu/500

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il13 LIBRO ili quelle di Dante, del Petrarea e del Boccaccio, scritte da Leonardo Bruni, da Giannozzo Manetti, e da altri, nè di quella dello stesso Manetti scritta da Naldo Naldi cittadin fiorentino (Script rer. ital. vol. 20, p. 521), di cui s’incontra spesso menzione nelle opere del Ficino e del Poliziano, e di cui pure si hanno alle stampe alcune poesie latine (t. 6 Carm, ill. Poet. ital.), oltre più altre cose che sono inedite (V. Band. Cat. Cod.il. lat. Bibl. Laur. t. 25, p. 211); nè di quelle di alcuni uomini illustri del suo tempo scritte da quel Vespasiano fiorentino da noi assai spesso citato. Sol mi ristringo a dire di alcune opere che o per la loro ampiezza , o per l’erudizione e per l’eleganza con cui sono distese, son degne di special ricordanza. Tra esse deesi il primo luogo ad una a cui non erasi ancor veduta l’uguale per estension di argomento e per copia d’erudizione. Parlo di quella che sotto il nome di Fons memorabilium Universi scrisse e divolgò al principio di questo secolo Domenico di Bandino d’Arezzo, opera che potrebbe sotto qualunque capo venir compresa, perchè appena vi ha materia di cui essa non tratti; ma ch’io ricordo qui volentieri, perchè, più che ad altri argomenti, ella è utile alla storia letteraria. Poco di quest’autore e dell’opera da lui composta ci ha detto il co. Mazzucchelli (Scritt. ital. t. 1, par. 2, p. 1024). Assai migliori son le notizie che ce ne ha date il sig. ab. Mehus (praef. ad Epist. Ambr. camald, p. 129, ec.), che le ha raccolte dalle stesse opere di Domenico e di altri scrittori di que’ tempi. Nato in Arezzo circa