Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 2, Classici italiani, 1824, VIII.djvu/84

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73(5 LIBRO interrogato un giorno, con quale segreto si fosse egli conservato sì vegeto sino all’estrema vecchiezza , poichè era tuttora diritto della persona e con tutti i sensi sanissimi, Niccolò gli rispose che I1 innocenza della vita aveagli finallora conservate le forze dell animo, e la temperanza quelle del corpo.

XXII. Dopo questi medici che si renderon celebri in Italia pel lor sapere, dobbiamo or ragionare di un altro assai men conosciuto, e che pur nondimeno ebbe allor fama di medico valoroso non solo in Italia, ma in Francia ancora. Ei fu Pantaleone da Vercelli, di cui tra gli scrittori di quei tempi niuno ci ha lasciata menzione, fuorchè Sinforiano Champerio. Pantdcone da Porcelli, dice egli (De cl. Medic, p. 3 { vers)y uomo nella medicina erudito, venendo dalle parti della Lombardia e della Savoia nella Gallia Turonese, fu avuto dai Francesi in gran pregio. Egli contro il costume di questa nazione insegnò ne’ suoi libri a usare ogni giorno, in qualunque età e in qualunque malattia, certe pillole secotulo l'indole del male stesso; e quindi niuna cosa pareva loro sì utile ad aver lunga vita che 1 uso di colai pillole, coni egli mostra negli egregi suoi libri, pe’ quali ha ottenuta eterna memoria. Il Champerio ove dice che Pantaleone fu vercellese, aggiugne in margine: aliquibus placet fuisse de Confletia. E perciò alcuni, seguiti poi dal Marchand, che di questo medico ha formato un articolo nel suo Dizionario (t. 2, p. 133), hanno creduto che ei fosse natio di Coblentz in Allemagna. Ma se essi avesser meglio studiata la geografia d’Italia, ed esaminate