Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/137

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TERZO 1 35 I ma più ancora per la singolare illibatezza dei’ suoi costumi, per cui volle anzi morire che usar di un rimedio con cui l’avrebbe macchiata. Di lui veggansi i due suddetti scrittori (Negri, l. c; Band. l. c. t 2, p. 143, ec; t. 3, p. 462, ec.) (*). Domenico di Giovanni natìo di Corella nel territorio fiorentino, religioso dell’Ordine de’ Predicatori, e morto nel 1483 in Firenze, di cui oltre gli scrittori fiorentini ragionano i PP. Quetif ed Echard (Script. Ord. Praed. t. 1, p. 864), molto si esercitò nel poetare latinamente, e oltre più altre opere che se ne conservano manoscritte, quattro libri ne sono stati pubblicati in versi elegiaci, da lui intitolati Theotocon, ne’primi due de’ quali tratta della Vita della Madre di Dio, negli ultimi due de’ Tempj in onor di essa innalzati. Questi ultimi erano già stati pubblicati dal dott Lami, insieme col secondo libro di un altro poema latino da lui composto in lode di Cosimo de’ Medici (Delic. Eruditor.), e poscia insieme co’ primi due han di nuovo veduta la luce per opera dei P. Giambattista Maria Contarini domenicano, che gli ha illustrati con note (Calog. Nuova Racc. t 17, 19) (a). Abbiam finalmente (‘) Molle lettere ancora di Michele Verini e alcune pur di Ugolino conservami nella Laurenziana in Firenze, e alcune ne ha pubblicate il eh. sig. canonico Bandini (Lclt. t. 3, fi. 47?)■ (a) Tra le poesie inedite di Giovanni di Domenico deesi annoverare singolarmente un poema diviso in sei libri in lode della città di Firenze, che conservasi nella Laurenziana (Band. Cat. Codd. lai. BUI. Laur. t. 3, p. 864, ec).