Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/14

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1338 libro e signori italiani non isdegnarono di verseggiare nella lor lingua, e tra essi troviam nominati Leonello d’Este, Malatesta da Rimini, Alessandro e Costanzo Sforza signori di Pesaro, Isabella d'Aragona duchessa di Milano, Giangaleazzo Maria e Lodovico Sforza amendue duchi di Milano, il card Ascanio Maria Sforza, Giuliano e Piero de’ Medici, oltre alcuni altri de’ quali diremo più stesamente. III. Or venendo a parlare di alcuni de’ migliori rimatori di questo secolo, troviamo primieramente Niccolò Malpigli bolognese (ib.p. 196), che l’an 1400 era notaio delle Riformagioni in patria (Ghirardacci, Stor, di Bol. t 2,p. 515). Molte rime se ne hanno in diversi codici, e una canzone ne ha pubblicata il Crescimbeni (Coment, della volg Poesia, t. 3, p. 134), per la quale egli il dice uno de’ più felici imitatori del Petrarca, da cui però a me sembra ch’ei sia di troppo spazio lontano. Il medesimo Crescimbeni avverte che in qualche codice questa canzone è attribuita a Jacopo Sanguinacci rimator padovano. Ei però crede non solo che essa sia del Malpigli, ma che ancora a lui si debba attribuire il Quadriregio di Federigo Prezzi vescovo di Foligno, di cui altrove abbiamo parlato (t. 5, p. 8(54). Monsignor Fontanini fu già dello stesso parere (A minta difeso, p. 269), ma poi cambiò sentimento (Bibl. t. 2, p. 180, ed. Ven. 1 ^53). E veramente le ragioni e le pruove con cui il P. d Pietro Cannetti abate camaldolese nella sua Dissertazione apologetica aggiunta all’ ultima edizione del Quadriregio ha dimostrato autor di quell’opera il Frezzi, \