Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/301

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TERZO |5I5 però continuò a starsene in Milano. Mortagli frattanto la moglie Teodora nel 1441 > «gli pensò di arrolarsi nel clero j ma poscia ad istanza del duca ne depose il pensiero, e prese in seconda moglie Orsetta o Orsina Osnaga nobile milanese, da cui pure, come prima da Teodora, ebbe più figli. Ma questa ancora gli morì sei anni appresso; ed egli allora cercò di nuovo di entrar nel clero, e chiese ed ottenne da Eugenio IV la dispensa che a lui perciò, come a bigamo, era necessaria; ma poscia qualche anno appresso cambiò di nuovo pensiero, e si unì in terzo matrimonio con Laura Maddalena de’ Mazzorini, che il fece padre parimenti di non pochi figli. XXIV. La morte del duca Filippo Maria privò il Filelfo d’un principe che amavalo e proteggevalo sommamente, e da cui avea ricevuti onori e donativi non piccoli. Ne’ torbidi onde fu sconvolto lo Stato ne’ tre anni seguenti, il Filelfo, dopo aver colle sue lettere sollecitati più principi a venire in soccorso de’ Milanesi, gittossi finalmente al partito di Francesco Sforza (a); ed egli fu uno de’ deFilelfo detta in Pavia nel i4i6, quando fu eletto vescovo di quella città Jacopo Borromeo, in cui parlando a’ Pavesi lor dice: pristina illa vestra maximaque merita, quibus liic jampridem tlorens et publiee sum a vobis et privatim ornatus. Brevissimo però fu il tempo eh’ egli passò in Pavia; perciocché, come lo stesso autore osserva, esaminando la data delle lettere del Filelfo, vi giunse a’ io di ottobre del t>5g, e ne parti a’ 3 di febbraio dell’ anno seguente. (a) Nello stesso anno i LÍ7 cul mori d duca Filippo Maria, Francesco Sforza scrisse a Giuvauui ile’