Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/306

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i5ao LIBRO che alle parole ei non facesse corrispondere i fatti; si lamenta della’ estrema sua povertà a cui era condotto; e scrive or agli uni or agli altri chiedendo pietosamente soccorso. Ma come credere a tai querele, mentre veggiamo che in altre sue lettere scritte al tempo medesimo ei tratta di spendere non leggier somma di denaro per acquistar certi libri? Convien dire per certo o ch’ egli non fosse mai sazio di ciò che veniagli liberalmente accordato, o che fosse troppo prodigo scialacquatore delle sue sostanze. Non lasciava egli in fatti di cercar di continuo nuovo stabilimento; e l’avrebbe ottenuto, se il duca di Milano non gli avesse costantemente vietato di uscire da’ suoi dominj. La traduzione della Ciropedia di Senofonte, ch’egli inviò nel 1469 al pontef Paolo II (a), gli ottenne il dono di 400 ducati, nella qual occasione recatosi a Roma a rendergliene grazie, nel suo passaggio per Firenze fu con sommo onor ricevuto da Lorenzo de’ Medici. Tornato a Milano, tornò alle antiche doglianze sul non pagarglisi le dovute pensioni, e agli antichi trattati per esser chiamato altrove con maggior suo vantaggio. Ma tutto inutilmente, per la fermezza del duca in volerlo presso di se; anzi questi lo indusse l’an 1471 benchè già in età di 73 anni, a ripigliare i faticosi esercizj scolastici, (n) La dedica a Paolo li della traduzione della Ciropedia di Senofonte fatta dal Filclfo è segnata a’ ai di settembre del 1467, come ha avvertito il P. Audil'redi rammentando l’edizione lattane in liouia nel 1 4t4 (Cut. rom. Jùlit. sacc. xr, /j. 4¡3).