Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/323

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TERZO |537 gliesi cir egli teneva scuola di eloquenza in Milano) che ivi avea avuto a suo scolaro lo stesso Merula nell’ eloquenza non meno 'che nella poesia; che avea scritto un Comento sulle Poesie di Orazio, e una Gramatica pel giovinetto principe Giangaleazzo Maria. Nè solo si sfoga egli in questa sua Invettiva contro il Merula, ma ancora contro Francesco Puteolano, di cui diremo fra poco 5 perciocché nelle turbolenze che si eccitarono in Milano per le discordie tra Cicco Simonetta e Lodovico Sforza, il Paveri tenuto essendosi pel partito di Lodovico, ed essendo caduto dalla grazia di Cicco, poco mancò che non fosse esiliato; e vide chiamato a Milano il suddetto Francesco partigiano di Cicco, e perciò suo nimico, e tra essi quindi si accesero quelle poco letterarie contese, per cui l’un contro l’altro si volsero con villanie e strapazzi. Veggasi intorno a lui il sopraccitato esattiss dott Sassi, a cui io aggiugnerò che il Paveri trovasi nominato negli Atti della università di Pavia, a cui appartenevano ancora i professori di Milano perciocchè veggiamo che nell’anno 1478 gli fu accresciuto lo stipendio, e nel 1480 fu conceduta dispensatio D. Gabrieli Pavero de Fontana Artis Oratoriae Lectori in Urbe Medio lani, ut possit acquirere bona immobilia in Comitatu Papiae. Il Sassi parla ancora (ib. p. 187, ec.) del poema elegiaco da lui composto sulla vita e la morte del duca Galeazzo Maria Sforza, mi lia avvertito il sig. ab. Giulio Cordava de’ conti di Caluni.'indrnna da ine altre volte lodato, e solo per ver/.j di latinità face vasi egli dire Menda.