Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/340

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1554 LIBRO errori e i difetti nello scrivere, ma scuopre e forse ancor finge ogni cosa che giovar possa ad infamarne il carattere e il nome. Al tempo in cui il Valla trattennesi nella corte del re Alfonso, appartiene ancora la contesa ch’egli ebbe con frate Antonio da Ro da noi già mentovato, il quale avendo nel suo libro dell’Imitazione criticate parecchie cose del Valla, benchè non mai nominandolo, questi, insofferente d’ogni censura, se ne risentì oltre modo, e contro di lui ancora scrisse una fiera e pungente invettiva che coll altre è alle stampe. XXXV. Così fra gli onori e fra le contese passò qualche anno il Valla alla corte del re di Napoli, finchè invitato dal pontef Niccolò V tornossene di nuovo a Roma. Il Zeno crede che ciò accadesse nel 145 c (Diss. voss. t. 1, p. 154) J e ne reca in pruova una lettera a lui scritta in quell'anno da Francesco Filelfo (l. 9, ep. 3), in cui gli dice di aver udito ch’egli, lasciato il re Alfonso, si era trasferito a Roma, Ma a me sembra che questo passaggio debba fissarsi all'anno 1447? e cl,e il Filelfo abitante in Milano e in tempi in cui quella città era sconvolta da’tumulti di guerra, non ne fosse informato che più anni dopo. Ed ecco qual ragione me ne persuade. Avea Poggio rimproverato al Valla un furto di codici fatto al monastero di s Chiara in Napoli, aggiugnendo che perciò egli fuggendo ritirato erasi in Roma. Il Valla, rispondendo al Poggio (Op. p. 354), racconta in qual modo egli avesse comperati quei’ libri, e come poscia venuto a Tivoli, ov era allora Alfonso, stette con lui più uicsi; clic accotnpagnollo I