Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/358

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»5^2 libro Filippo da Rimini (Zeno, Lettere, ti.p. 4l 1), e più altri che si annoverano dal P. degli Agostini (Scritt. venez. t. i, pref. p. 44)) de’ ilua^ |,0> pure già abbiam favellato, o in più opportuno luogo dovrem ragionare. Quindi a ragione Francesco Filelfo scrivendo al suddetto Perleone, e nominando Venezia, ne fa questo magnifico elogio (Epist. l. 17, p. 115): Una est urbs urbium omnium, quae sub sole sunt, populosissima, liberalissima, adeo ut neque paucis (doctoribus opus sit ad tantam instituendam adolescientiam, neque deesse praemium viro erudito et eloquenti cuique possit in tam multis amplissimisque fortunis. A questi veneti professori possiamo aggiugnere Palladio Negri padovano, che latinamente volle appellarsi Fosco, e Bartolommeo Celotti da Brugnano nel Friuli, detto in latino Uranio, il primo professore prima in Trau nella Dalmazia, poscia in Giustinopoli, ossia Capo d’ Istria, e ivi morto d’ apoplessia nel 1520, il secondo professore in Udine. Di amendue parla il ch. Apostolo Zeno (Diss. voss. t. 2, p. 49, 54)e del primo singolarmente accenna la lode datagli da alcuni scrittori di que’ tempi di uno de’ ristoratori della lingua latina, e accenna alcune opere da lui composte, fra le quali abbiamo in istampa i Comenti sopra Catullo, e un libro De situ orae Iliirici. In Venezia ancora fu professore per alcuni anni Antonio Mancinelli, che prima avea tenuta scuola in Velletri sua patria, in Roma e in Fano. Molt’ opere, altre gramaticali, altre di comenti sopra gli antichi scrittori, ed altre poetiche se ne hanno alle stampe, delle quali si ha un