Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/388

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I Gl)2 LIBRO LIII. Ma niuno arrecò alle scuole fiorentine gloria maggiore di quella che ad esse venne dal celebre Angiolo Poliziano. Tra gli altri professori che in questo secolo insegnarono con gran nome in Italia, molti vi ebbe che additaron le vie a divenir colto ed eloquente scrittore, molti ancora ci discostaron non poco da quella rozzezza ch era stata comune agli scrittori precedenti; ma niuno forse si può tra essi indicare, a cui veramente convenga la lode di avere nelle sue opere cominciato a richiamare la nobile eleganza degli antichi autori. I Guarini, i Filelfi, i Valla ed altri professori lor somiglianti sapean correggere chi scrivendo cadeva in falli, e sapeano prescrivere i precetti a scrivere correttamente. Ma essi medesimi non sepper giugnere a quel termine a cui conducevano altri; e ne’ loro libri non si vede ancora uno stile che si possa dir con ragione fatto sul modello de’ classici ed originali scrittori. Il Poliziano fu uno dei’ primi, a mio credere, che insiem coi’ precetti desse a’ suoi scolari gli esempj di stile comunemente colto in prosa non meno che in versi; tanto più ancora degno di lode, quanti più furono gli oggetti a cui egli rivolse l’ingegno. Non solo nella latina e nell’italiana, pene numero viri eruditissimi evasene, nani non modo Etruriam, veruni et omnem ltaliam, atipie mediterranei marii ínsulas midiendo peragratus es, ec. Ma questi elogi non ebber forza bastevole a trattenervi Taddeo, il quale a’ 17 di giugno risponde a quel Pubblico, rii’egli ne’ due prossimi anni era già impegnato co’ Fiorentini, ma clic ne’ due seguenti sarebbe tornato ¡1 tenere scuola tra essi.