Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/389

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TERZO tG<>3 ijja nella greca ancora e nell'ebraica lingua esercitossi felicemente; nè fu solo l'amena letteratura di cui egli si dilettasse, ma i più serj studj della platonica e dell’aristotelica filosofia, e quegli ancora della giurisprudenza furono da lui coltivati; la qual moltiplicità d’oggetti, che furon dal Poliziano con sì gran lode abbracciati, è ancor più degna di maraviglia pel breve spazio di tempo che visse, essendo morto in età di soli 40’ anni. Ei merita perciò di rimanere immortale nei’ fasti dell’italiana letteratura, e di avere distinto luogo in questa Storia. Oltre molti scrittori che quai più quai meno ampiamente di lui hanno trattato, ne ha scritta con somma diligenza, e forse ancora più lungamente che non facea d’uopo, la Vita Federico Ottone Menckenio (Lipsiae, 1736, in!4). Più breve, ma erudita ed esatta è quella che ne ha scritta il sig. ab. Serassi, e che va innanzi alle Stanze del Poliziano dell’ edizion del Comino dell’anno i"65. Di queste io qui mi varrò, aggiugnendo però e, ove bisogni, emendando ciò che mi sembri degno di riflessione. Di ciò ch’ io seguendo questi scrittori affermerò semplicemente, lascerò che ognun vegga presso essi le pruove, e lascerò pure che ognun cerchi presso i medesimi la confutazione de’ molti errori che nel ragionare del Poliziano han commessi il Varillas, il Bailler, il Bayle e più altri. Solo accennerò i documenti a’ quali appoggiato dovrò da lor distaccarmi (a). (a) Alcune lettere del Poliziano e alcuni monumenti che ne illustrano la Vita, si posson vedere nella Vita di Lorenzo de' Medici ieri ita da monsignor Fabbroni (t. 2, p. 98, ec., 288, ec., 2g{).