Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/392

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l6o6 LIBUO ch’egli eia quasi ancor fanciullo, anzi ei non si sarebbe chiamato così, se fosse stato chiamato da Cosimo, mentre non contava che al più 10 anni, ed era perciò veramente fanciullo. Ebbe a suoi maestri in Firenze Marsilio Ficino nella filosofia platonica, e. Giovanni Argiropulo nella peripatetica, nella lingua greca Andronico da Tessalonica, e nella latina Cristoforo Landino, sotto i quali maestri ei diede pruove di pronto e vivace ingegno, e ottenne perciò presso loro non ordinaria stima. Alcuni epigrammi latini da lui pubblicati in età di 13 anni, e alcuni greci composti, mentre non aveane che 17, il renderono oggetto di maraviglia a’ professori non meno che a’ suoi condiscepoli. Nuovo onore ancora gli accrebbero le Stanze per la Giostra di Giuliano de' Medici, uno de’ migliori componimenti in poesia che in questo secolo si vedesse, diviso in due libri, ma dal suo autore non condotto a fine, delle quali altrove si è detto (c. 3, n. 7). La fama che co’ suoi studi e colle sue opere conseguì Angiolo, gli conciliò vie maggiormente la stima e l’all'etto di Lorenzo de’ Medici, di cui in fatti ei loda continuamente nelle sue lettere e in altri suoi libri la bontà e la munificenza. LV. Non è perciò a stupire se a un uomo rendutosi così famoso venisse assegnata la cattedra di greca e di latina eloquenza in Firenze, mentr ei non contava che 29 anni di età. Con qual plauso egli la sostenesse, io nol mostrerò nè colla testimonianza di lui medesimo, che ne parla non troppo modestamente (lgfcp. 1), nè con quella del francese Varillas