Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/427

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TERZO l6.f ■ nc riprese lo stile non meno che la condotta. Il co Mazzucchelli ha raccolti diversi passi in cui egli ne parla con biasimo, fino a dire ch’ egli ha ammirato la bontà e la dolcezza della università di Parigi, che per tanti anni ha sofferto, anzi onorato un tal uomo; che questi scagliavasi arditamente contra i teologi; che assai poco onesti n erano i costumi; che ardì ancora di spiegare pubblicamente le Priapee attribuite a Virgilio; ch era continuamente in contese con altri professori, e singolarmente col Balbi, di che diremo appresso, ed altre siffatte cose che ci dipingono l’Andrelini come un uom viziosissimo e poco meritevole della fama di cui godeva. A rigettare cotali accuse io non addurrò la testimonianza del cav Marchesi (Vit ill. Forol. p. a do) che ne forma un carattere interamente diverso, perciocchè egli non ne cita pruova di sorta alcuna. Ma a qualche difesa dell Andrelini io rifletterò ch è il solo Erasmo che ne parli con sì gran biasimo, e che avendolo egli lodato vivo e ripreso morto, rimane incerto quando abbia parlato secondo il vero; che sembra strano che l’università di Parigi soffrisse per sì gran tempo un uom sì malvagio; che per altra parte Giovanni Mauro stato già scolaro dell’Andrelini ci assicura (In Comm. ad Distich. Andr. p. 36, Lugd. 1545) ch’egli esortava spesso i suoi discepoli a tenersi lontani dalle disonestà, il che egli stesso raccomanda ne’ suoi Distici, e che perciò il testimonio di Erasmo non è tale che per sè solo possa esigere fede. Riguardo però allo stile e all’ opere dell'Andrelini noi ci uuircm Tiraboschi, Voi IX. 27