Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/428

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I 6/| 2 LIBRO volentieri collo stesso Erasmo, e con tutti coloro che sceman di molto le lodi dategli già dagli scrittori di que’ tempi; perciocchè, tratta una certa facilità di verso, non trovasi in esso cosa meritevole di grande encomio. Le opere di lui sono presso che tutte poesie latine in gran numero, stampate e più volte ancor ristampate mentr’ egli vivea, e ancora per alcuni anni dacchè fu morto, finchè il miglior gusto insegnò a dimenticarle. Se ne può vedere un esatto catalogo presso il co Mazzucchelli. Egli morì in Parigi a’ 25 di febbraio del 1517, secondo il computo usato allora in Francia, cioè dell’anno comune 1518; e la morte dovette esserne improvvisa, poichè Giovanni Testore Ravisio racconta (Epithet. p. 210, Paris, 1518) ch’egli il giorno innanzi veduto avealo di buon umore e con lui avea favellato. Ma Claudio Budino in una elegia sulla morte dell’Andrelini da lui composta a que’ giorni, e stampata poi in Parigi nel 1520, sembra affermare ch’ ei morisse al I di marzo: Martis enim a gravibus, quae te rapuere, Calendis, Anxia sub nostro pectore cura fuit. Questa elegia è un continuo panegirico dell’Andrelini, e il poeta dice fra l’altre cose, che se Fausto non fosse venuto in Francia, quel regno sarebbe ancora sepolto nella più profonda ignoranza. Perciocchè tale è l’ iscrizion sepolcrale ch’ ei vuole che gli s’incida: Hic situs est Faustus, qualem nisi fata dedissent, Barbarior Gallo non foret ipse Getes. Musica Daphnaeam gestarunt tempora laurum, Plus decoris sertis, quam tibi scria dabaut.